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Disinfestazione: focus sulla filiera cerealicola

Legislazione, prodotti e strategie a difesa dell’industria molitoria e zootecnica

– a cura di Alessandro Massacesi

“La disinfestazione nella filiera cerealicola” è il titolo del webinar organizzato lo scorso 27 maggio da Newpharm, impresa capofila dell’omonimo Gruppo di cui fanno parte cinque società, che da quasi 40 anni svolge un ruolo cruciale nella tutela dello stoccaggio dei cereali per l’industria alimentare, molitoria, sementiera e zootecnica, con ben sei brevetti internazionali e una presenza radicata in Italia e all’estero (esporta in più di 25 Paesi) nei settori agro, pest-control e medicale.

L’azienda, nata inizialmente come Cida, nel 1982 ad Albignasego (PD), ad opera dell’attuale presidente, Dionisio Bagarollo, nel 2001 prende il nome di Newpharm. La crescita e la diversificazione, con una fortissima impronta nella ricerca e sviluppo nei settori della disinfestazione, del controllo e tutela agroalimentare, degli spazi medico sanitari, dei dispositivi medici e della chirurgia mininvasiva, hanno poi permesso al Gruppo di entrare, nel 2015, nel mercato internazionale. Dal 2016, grazie a una continua espansione, diventa protagonista anche nel biologico.

Quest’anno, Newpharm, in concomitanza con i suoi 20 anni di attività, ha voluto organizzare il suo primo evento online dedicato alla filiera cerealicola, dalla difesa dei siti di stoccaggio alla salvaguardia delle derrate dagli infestanti che le minacciano, mettendo a confronto i protagonisti e le istituzioni del mondo della disinfestazione e del mercato cerealicolo.

Industria molitoria garante della sicurezza alimentare

Sono stati oltre duecento gli iscritti al webinar accolti da Dionisio ed Enrico Bagarollo, rispettivamente presidente e managing director di Newpharm. Ai loro saluti ha fatto seguito l’intervento del presidente di Italmopa, Cosimo De Sortis, che ha ribadito, oggi più che mai, la centralità e l’attenzione che i molini devono porre nella percezione e nella materiale esecuzione delle misure in materia di sicurezza alimentare. «L’industria molitoria, rispetto ad altri comparti della filiera cerealicola, per il ruolo di cerniera tra produzione primaria e prima trasformazione ha una doppia responsabilità, perché è il luogo fisico dove nasce la sicurezza alimentare dal punto di vista della trasformazione industriale». Un tema, ribadisce De Sortis, che si lega a doppio filo con la sempre maggiore richiesta di informazioni e tutele da parte dei consumatori, che da anni il mercato cerealicolo sta ricevendo. Italmopa, da tempo al lavoro per garantire ai suoi associati la messa a punto di protocolli comuni, ha infatti ribadito come la disinfestazione sia ormai un elemento chiave per il successo di un’impresa e di come l’attività di prevenzione e disinfestazione stia vivendo una “seconda giovinezza”, grazie all’evoluzione tecnologica e a strumentazioni e protocolli molto più efficaci rispetto a qualche anno fa.

Le criticità in accettazione

Sul tema della prevenzione si è poi espresso Lorenzo Cavalli, presidente dell’Associazione nazionale tecnici dell’industria molitoria (Antim), ricordando come nei molini le infestazioni siano solo in parte prevenibili e l’accettazione di merci contaminate rappresenti oggi il principale rischio di infestazione. Per questo, nel suo intervento, Cavalli ha messo in evidenza l’importanza dei controlli prima, durante e dopo la fase di accettazione delle merci. A cominciare dal campionamento di tutte le derrate in entrata nel molino, che richiede una sempre maggiore capacità di analisi: da quella visiva/olfattiva, eseguita da personale adeguatamente formato, passando per la setacciatura (a caldo) per verificare la presenza di insetti e dal controllo dell’umidità (più è alta maggiore sarà la possibilità di scatenare infestazioni), sono state elencate le prassi, ormai consolidate, per l’individuazione di cereali contaminati. Ulteriori indicazioni per la gestione del rischio di infestazione hanno poi riguardato le fasi di stoccaggio, prepulitura e pulitura. Nello stoccaggio, in particolare, Cavalli ha messo l’accento sui potenziali rischi causati dalle elevate temperature nei silos, molto rilevanti in alcune aree geografiche, perché favoriscono le proliferazioni di nidi e infestazioni anche future. Ultimo aspetto, ma non per importanza, riguarda la pulizia preventiva dell’impianto, fondamentale per diminuire le probabilità di infestazione.

Le perdite nello stoccaggio

E’ stata poi la volta dell’intervento di Stefano Cherubin, responsabile tecnico di Newpharm, che ha parlato delle perdite quantitative e qualitative nella filiera cerealicola. Cherubin, partendo dallo sfruttamento delle risorse agricole globali (circa il 30% della superficie terrestre, con un impiego annuale di acqua di circa 2,5 trilioni di m³, consuma oggi ben il 3% delle energie globali), ha ricordato come le perdite lungo tutta la filiera, in termini di cibo disponibile, ammontino dal 30 al 50% degli alimenti prodotti, con una media di 1,6 miliardi di tonnellate annue. Si parla di 900 milioni di tonnellate di cibo non consumato, tra sprechi nei Paesi ricchi e cattiva conservazione nei Paesi poveri. Una perdita che pesa per il 10% sull’emissione di gas serra. A questi numeri vanno aggiunti quelli delle perdite sulla produzione totale di cereali (circa 3 miliardi di tonnellate l’anno). Dell’intera produzione cerealicola va perso circa il 30% in campo, il 20% in fase di stoccaggio e un ulteriore 20% attraverso lo smistamento industriale, a fronte di un costante aumento demografico e di una crescita della domanda di cereali a livello globale. «Se riuscissimo a ridurre le perdite di cereali durante lo stoccaggio – sostiene Cherubin – potremmo sfamare circa 4 miliardi di persone in più». Artropodi (insetti visibili e acari invisibili), roditori e volatili sono responsabili di circa il 20% delle perdite quantitative durante lo stoccaggio dei cereali. In particolare, la presenza di artropodi durante forse la fase più critica della vita della derrata, favorisce l’aumento di temperatura e umidità, che a sua volta agevola la presenza di batteri e funghi responsabili delle perdite qualitative ai danni delle merci. Proprio per ovviare a questi rischi è oggi importante arricchire il ruolo dell’Integrated pest management con quello dell’Integrated crop mangement, specificamente dedicato al settore dello stoccaggio dei cereali e in grado di porre in primo piano la consapevolezza entomologica di pari passo con l’uso delle tecnologie per la tutela dell’industria della trasformazione. Conoscere la fauna entomologica, secondo Cherubin, significa prevedere e quindi anticipare le aggressioni ai cereali, riducendo o addirittura annullando le perdite lungo lo stoccaggio. Alle raccomandazioni di pulizia negli ambienti di stoccaggio vuoti, Cherubin ha fatto seguire le proposte di Newpharm e le sostanze attive acconsentire nella filiera: il pirimifos metile (linea Actellic), la deltametrina (linea K-Obiol) e la cipermetrina (linea Talisma)

per lo stoccaggio convenzionale; le piretrine naturali (Pygrain) e la terra di diatomee (SilicoSec) per lo stoccaggio biologico.

Cosa succede ai mercati?

Disinfestazione e stoccaggio, però, non sono stati gli unici argomenti trattati durante il webinar organizzato da Newpharm. Infatti, Simone Ruffato, responsabile organizzativo della consulta dei mediatori merceologici (Fimaa), ha posto l’accento sulla particolare situazione che oggi stanno vivendo i mercati e le considerazioni sul lato strategico della mediazione cerealicola. Nel suo intervento Ruffato ha evidenziato come oggi si stia assistendo a un preoccupante aumento dei prezzi delle materie prime, principalmente dovuto al Covid-19. Prima della pandemia era abbastanza facile prevedere il prezzo dei cereali per l’anno successivo dei cereali ma, da marzo 2020, l’Italia si è rivelata il cigno nero del mercato, con un trend rialzista iniziato già lo scorso ottobre. Diversi i responsabili di questi rialzi, fra cui la “fame cinese”, ossia l’eliminazione dei dazi della guerra commerciale tra Cina e Usa, affiancata da un sistema finanziario liquido, che sembra aver spinto l’interesse degli investitori verso le materie prime agricole e non solo. L’iniezione di denaro promossa da banche centrali e governi ha poi contribuito ad innescare un principio di inflazione, favorito dal notevole aumento del trading. Il settore cerealicolo italiano ha poi particolarmente risentito dei ritardi registrati nella raccolta del frumento tenero, con un calo inferiore alle stime, rispetto ai costi di approvvigionamento. Questa contingenza, insieme alle elevate quotazioni di mais e semi di soia, ha presumibilmente fatto spostare gran parte dei consumi zootecnici sul frumento che, unite all’incertezza sulle “riaperture” ha causato una contrazione degli acquisti e una diminuzione delle vendite di farine.

Strategie di contrasto

L’eccezionalità del periodo va comunque intesa, appunto, come tale, secondo Ruffato. La delicata situazione attuale deve infatti essere uno stimolo per le aziende ad acquistare di più e meglio. Ormai non si può più puntare a cogliere l’affare anno per anno. Al contrario servono strategie di lungo periodo e contratti di filiera che, insieme a strategie finanziarie (mercato delle coperture futures e options) possono rappresentare un utile strumento di tutela delle aziende. Non solo, anche elasticità e flessibilità devono dettare l’agenda delle aziende cerealicole, magari scegliendo varietà di cereali più performanti, prestando maggiore attenzione alle richieste del mercato (molini e mangimifici in testa), adottando buone pratiche agricole, disciplinari con gli agricoltori e sottoscrivendo contratti di filiera sempre più dettagliati che coinvolgano agricoltori, stoccatori e consumatori finali. La conclusione di Ruffato, riallacciandosi al tema della disinfestazione e dello stoccaggio, è che servono aziende efficienti nelle azioni e nella gestione dei rischi. Situazioni critiche come quelle causate dal Covid possono essere contrastate e un aspetto riguarda appunto il poter contare su merce sana e non infestata, un plus di grande rilievo che, se ben gestito e adeguatamente organizzato, può offrire vantaggi enormi rispetto ai competitor.

Queste dinamiche di mercato impongono flessibilità e decisioni rapide da parte sia di mediatori che di stoccatori. Viene pertanto ribadita la necessità di trattare tutta la merce in entrata con metodologie preventive, quali sono quelle proposte da Newpharm e non con metodologie alternative  quali i gas tossici in quanto rallenterebbero notevolmente la filiera.

Prodotti fitosanitari: norme e sanzioni

La giornata ha poi dato spazio al settore normativo e giurisprudenziale, con l’intervento di Daniele Scricciolo, rappresentante dell’Ufficio VII, che si occupa della sicurezza e della regolamentazione dei prodotti fitosanitari, e di Mauro Scorsone, legale rappresentante del Ministero della Salute. Le normative prese in esame per i prodotti sanitari post-raccolta e la valutazione dei principi attivi e dei prodotti fitosanitari sono state principalmente il DPR n. 290 del 23 aprile 2001 in merito ai procedimenti di autorizzazione alla produzione, all’immissione in commercio e alla vendita dei prodotti fitosanitari e il Regolamento (CE) n. 396/2005 del 23 febbraio 2005 concernente i livelli massimi di residui di antiparassitari validi in tutta Europa. A questi si è poi aggiunto il D.lgs. n. 69 del 17 aprile 2014, che disciplina e sanziona le violazioni delle disposizioni del Regolamento (CE) n. 1107/2009. L’intervento ha messo in evidenza come le normative stiano favorendo una maggiore circolazione dei prodotti fitosanitari in UE, ma allo stesso tempo di come stia aumentando la soglia dei principi precauzionali e di sicurezza. Nel campo dei gas tossici, in particolare, sono oggi presenti stringenti limitazioni di utilizzo, quasi sempre per la necessaria presenza e messa in opera di personale altamente specializzato, dotato del patentino di abilitazione all’impiego, con intervalli di sicurezza ben precisi (6/7 giorni). Nell’intervento è stato poi evidenziato il rischio all’uso di specifiche sostanze che se utilizzate rischiano di causare sanzioni alle aziende. La CO2, che dal 2009 è autorizzata come fumigante in Italia, nel nostro Paese non può essere utilizzata per la mancanza di prodotti fitosanitari registrati. Per quanto riguarda le sanzioni sull’uso di prodotti fitosanitari non a norma, chiunque fabbrichi, immagazzini, immetta sul mercato o impieghi prodotti privi di autorizzazione è soggetto a multe da 15 mila a 150 mila euro, sanzione peraltro applicabile anche alle aziende che permettono l’uso di queste sostanze nei propri ambienti, in quanto legalmente tenute a effettuare controlli sulle sostanze utilizzate. Ulteriori sanzioni pecuniarie dipendono dalla fattispecie della violazione e possono essere accompagnate dalla pubblicazione sintetica dei provvedimenti su almeno due quotidiani (uno nazionale e uno locale) e dalla comunicazione al Ministero della Salute. Nei casi più estremi è addirittura prevista la chiusura definitiva dello stabilimento e la revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività.

A chiudere la sessione normativa con cenni sui limiti massimi di residui (LMR) ammessi in Europa sulle sostanze attive autorizzate nel trattamento del post-raccolta e sui tempi di carenza da rispettare dopo l’applicazione dei relativi prodotti fitosanitari è stata Erika Saccoccia, responsabile del dipartimento regolatorio di Newpharm.

La sinergia assicura il successo

«Nel settore alimentare la filiera dei cereali rappresenta il fiore all’occhiello del nostro Made in Italy […]; tutto ciò che è legato alla produzione di materie prime riveste un ruolo importante. Dagli attori che fanno una scelta delle materie prime, all’interno del loro processo di produzione, sino alla materia finale che giunge sulle nostre tavole. In tutti questi importanti anelli il ruolo del pest-management e del pest-control è oggi parte integrante della filiera alimentare». Questa la sintesi, a fine lavori, portata dal presidente di Anid (Associazione Nazionale delle Imprese di Disinfestazione), Marco Benedetti, che ha rimarcato come la disinfestazione nella filiera cerealicola sia oggi un tema che richiede un livello di professionalità sempre più alto, non più declinabile in una mera esecuzione. Riprova di ciò è stata la presentazione di alcune case histories di aziende del settore: le testimonianze di Alessandra Bon, responsabile laboratorio e certificazioni di Molino Rachello, Daniela Bellini, quality manager del Pastificio Girolomoni, di Francesco Geromin, direttore generale della Società Cooperativa Agricola Primo Maggio, e di Marco Sigola, responsabile Rsq del Gruppo Cereal Docks, hanno infatti arricchito la giornata di molteplici spunti e discussioni.

Molino Rachello opera la debiotizzazione ambientale attraverso l’unico fitosanitario sul mercato a base di terra di diatomee: il SilicoSec. Le granaglie in entrata, approfondiva Bon, vengono disinfestate con Pygrain ottenendo sempre i risultati attesi. Sempre in tema bio, il pastificio Girolomoni ha da poco installato un sistema ideato completamente da Newpharm per la debiotizzazione autonoma degli ambienti del pastificio attraverso proprio il Pygrain. Viceversa, alle derrate viene incorporato il SilicoSec per la massima protezione temporale oggi possibile.

Geromin ribadiva la necessità di operare assecondando mire preventive. Infatti, tutta la merce movimentata dalla Società Cooperativa Agricola Primo Maggio viene trattata attraverso la miscela più significativa di Newpharm: Actellic 5 in associazione al K-Obiol ULV6. Chiudeva la sessione dedicata alle esperienze dal territorio Sigola, il quale si riteneva ampiamente soddisfatto della flessibilità dei fitosanitari proposti da Newpharm per la gestione delle granaglie stoccate. Gli enormi quantitativi maidicoli gestiti dal Gruppo Cereal Docks sono preservati attraverso la miscela tra K-Obiol ULV6 e Pygrain, raggiungendo una protezione completa dagli agenti infestanti.

«Newpharm ha messo a fattor comune tutti quelli che sono gli attori più importanti della filiera. Italmopa, Antim, il Ministero della Salute e tutte le attività produttive che hanno dato il loro contributo e le loro esperienze, tutti noi e i temi che abbiamo trattato oggi fanno parte di un processo culturale molto importante. Un processo culturale che vede essenzialmente una possibilità di crescita per le attività che erogano servizi di pest-control e per tutti gli attori della filiera cerealicola», ha concluso Benedetti.


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