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Eleva la biosicurezza in allevamento, ma con consapevolezza

Tutti ne parlano. Tanti si cimentano. Pochi hanno veramente colto l’importanza di un adeguato livello di biosicurezza. Sotto il termine di biosicurezza sono racchiuse tutte le misure operative e gestionali da mettere in pratica all’interno di un complesso zootecnico al fine di prevenire malattie a carico della specie allevata. Sono molteplici i fattori che concorrono alla determinazione del livello di biosicurezza, molti dei quali di origine abiotica. Tuttavia, per mantenere il focus che tale rubrica impone verrà trattato un elemento davvero ostile per la biosicurezza: la presenza di mosche in allevamento.

Le specie di interesse buiatrico
L’azienda zootecnica è un ambiente antropico con un ecosistema talmente artificiale che le mosche hanno dovuto rielaborare le proprie abitudini per continuare a sfruttare i numerosi vantaggi evolutivi noti fin dai tempi della pastorizia. In pochi sono a conoscenza delle proprietà vettoriali delle mosche intese come carrier di microbi e virus, taluni dei quali ampiamente dimostrati essere responsabili di malattie a carico degli animali. Nondimeno, le mosche veicolano batteri responsabili dell’insorgenza delle mastiti negli allevamenti da latte, provocando perdite produttive eclatanti oltre alla riduzione del benessere animale. Uno degli errori di valutazione più frequenti che si rileva presso le aziende zootecniche è considerare la lotta serrata alle mosche come una voce di costo a bilancio, noncuranti delle “spese bianche” quotidianamente sostenute dall’allevatore e strettamente legate alla presenza di mosche e che possono essere riassunte in mancato guadagno. Tralasciando le modernissime aziende con sistemi di ventilazione all’avanguardia, parecchi sistemi aziendali soffrono condizioni microclimatiche favorevoli allo sviluppo dei muscidi, dove i ristagni di umidità rappresentano uno dei fattori maggiormente favorevoli per l’instaurarsi dell’infestazione.

Le specie in stalla

La Musca domestica (Linnaeus, 1758) è la specie più diffusa. L’autentica rivale contrapposta alla chimera della produttività.Le caratteristiche biologiche e comportamentali sono note. Lo sviluppo è di tipo olometabolico, con quattro stadi differenti: uovo, larva, pupa e stadio finale di adulto. Ad influenzare il ciclo di sviluppo concorrono parametri ambientali altrettanto noti: concentrazione di anidride carbonica, umidità e temperatura. Si rammenta che la temperatura ideale di sviluppo si colloca tra i 35 e i 36 gradi mentre l’umidità, nei contesti produttivi, non manca mai. Solo allo scopo di confermare il primato assoluto tra gli ecosistemi più prolifici, le femmine depongono fino a 2500 uova durante la loro breve, ma assolutamente intensa, vita riproduttiva. Le larve sono saprofaghe o coprofaghe, mentre gli adulti sono polifagi, sebbene privilegino i liquidi organici facilmente reclutabili nell’ambiente stalla e/o edifici attigui (abitazioni, caseifici, macelli, ecc). La Stomoxys calcitrans (Linnaeus, 1758), meglio conosciuta come mosca cavallina, rimane anch’essa ben volentieri in stalla dove arreca fastidiose punture agli arti anteriori dei bovini con l’intento di sottrarre sangue. Rappresenta infatti la mosca ematofaga per eccellenza, uno dei veri flagelli per le vacche da latte in quanto si concentra spesso in sala di mungitura.

Le specie al pascolo e nei paddock esterni

Mentre la Musca domestica rimane pressoché tutto il tempo all’interno dei locali di stabulazione, la simile Musca autumnalis (De Geer, 1776) è una specie maggiormente legata ai pascoli. Specialmente nelle malghe di montagna, in prossimità dei boschi, capita sovente di scorgere gli animali completamente “rivestiti” sul muso di questa specie. Ciò è dovuto al particolare regime alimentare delle femmine, elettivamente rivolto verso secrezioni oculari e scoli nasali.
Infine, la Hematonia irritans (Linnaeus, 1758) è molto simile alla Stomoxys, essendo anch’essa ematofaga, ma come l’autumnalis segue le specie al pascolo. Chiamata “mosca delle corna”, si concentra prevalentemente sulla regione corneale, dove esercita punture anche molto fastidiose.

Minaccia costante della biosicurezza

L’impatto sulla produttività animale dovuto alla presenza delle mosche adulte è devastante. Fonti ufficiose ma autorevoli hanno valutato economicamente il dittero “mosca” all’interno dei sistemi produttivi latte, quantificando il singolo esemplare adulto in volo 1 € al giorno! Fossero anche 50 centesimi di euro, considerando che una femmina depone almeno un migliaio di uova con buone possibilità di compimento del ciclo, è il caso di dire: buon divertimento!
L’aumento dell’attività motoria dei ruminanti, dovuto al tentativo di scacciare le mosche da dorso e fianchi, provoca sprechi metabolici che si traducono in altrettanti sprechi della razione dietetica quotidianamente somministrata (Wieman et al., 1992).

Il fenomeno del bunching

Nel disperato tentativo di far evacuare i ditteri dal proprio corpo, gli animali si assembrano in determinate aree della stalla (Gerry et al., 2007) escludendo ogni contributo positivo del sistema di ventilazione. Questo gioco di squadra, purtroppo fallimentare, trattiene gli animali in stazione “quadrupedale”, in altri termini “in piedi”, sottraendo tempo al decubito e alla conversione metabolica (latte o carne). Queste ammucchiate si riflettono negativamente sulle performance, sul benessere animale generale, senza tralasciare i rischi concreti di ferite e traumi (Mullens et al., 1987). Si consideri inoltre, che nelle 24 ore, una vacca in produzione trascorre coricata dalle 12 alle 14 ore. Ogni minuto o peggio, ogni ora, sottratta al riposo si traduce inevitabilmente in una riduzione della produzione. Si vuole altresì ricordare che esiste una correlazione positiva tra numero di ore di riposo e produzione lattea (Grant, 2004).

Le mosche veicolano microbi

Oltre 100 germi responsabili di malattie trasmissibili sono potenzialmente veicolati dalle mosche (Kettle, 1990; Kobayashi et al., 1999; Zurek et al.,2001; Issa, 2019). Molti di essi sono stati rinvenuti nelle feci, nel rigurgito e sul corpo dei malsani ditteri. Tuttavia, il ruolo vettoriale non significa per forza di cose malattie conclamate, ma concreta e persistente minaccia per la biosicurezza, sì!
La cagionevole gestione delle mosche in stalla, quindi, non può che introdurre o elevare rischi inutili per la salute degli animali. Da inizio anno poi, le somministrazioni antibiotiche di profilassi, attività che coinvolge in particolar modo i ristalli negli allevamenti da ingrasso, risultano proibite; pertanto, dovranno essere inquadrate misure alternative di gestione aziendale per evitare l’insorgenza di malattie o la lora circolazione.

Una gestione consapevole

Conoscere le potenziali ripercussioni negative legate alle mosche è necessario ma non sufficiente. A cominciare dal Direttore d’azienda sino alla più recente risorsa ingaggiata, dev’essere assolutamente chiaro che la biosicurezza non si compra, bensì si costruisce, e una volta costruita si dovrà mantenere. Filosofia a parte, per quanto concerne la demuscazione in stalla, Newpharm® è da sempre al servizio della zootecnia per ridurre in maniera convenzionale, oppure secondo dettami più ecologici, la popolazione di mosche che grava sull’allevamento. Come ampiamente argomentato in ogni articolo della rubrica Neutralizzale, la lotta diretta alle larve è sicuramente il primo fondamentale passo verso l’efficace controllo della popolazione muscina. Rimangono ovviamente invariati tutti i suggerimenti e accorgimenti per un’efficiente gestione ambientale, che consiste nel mantenere puliti ed asciutti gli ambienti, nel cercare di gestire nel miglior modo possibile le deiezioni animali, e nell’evitare perdite idriche dagli abbeveratoi e percolati dalla concimaia. Le larve, essendo saprofaghe e coprofaghe, fanno dello sterco animale la loro principale fonte nutrizionale. L’allevatore non può rinnovare le lettiere ogni settimana, come non può abbassare il livello del liquame sotto il grigliato quando vuole. Con tutti i buoni propositi, le larve troverebbero comunque vita facile. Per tale motivo, nelle zone marginali dei locali di stabulazione, dove la sostanza organica non viene rimossa, anzi, si accumula ed è esclusa dal calpestio animale, è indispensabile evocare la lotta larvicida.

Il primo passo verso il successo: la lotta larvicida

Suffragata dall’intero settore zootecnico, la lotta larvicida rappresenta il primo passo verso una demuscazione di successo. L’allevatore, a stretto contatto con i tecnici Newpharm®, acquisirà dimestichezza nell’individuare con i propri occhi i punti critici del suo complesso aziendale e, attraverso applicazioni mirate a partire dagli albori della primavera, riuscirà ad eliminare lo stadio di sviluppo più rappresentativo in termini percentuali sulla popolazione complessiva. Applicato il larvicida Hoko Ex® sui perimetri delle lettiere, ai margini delle cuccette, in prossimità degli abbeveratoi, sul perimetro della concimaia e delle vasche di raccolta dei reflui, per 15-20 giorni lo sviluppo delle larve verrà soppresso aiutando l’allevatore nel suo intento di mantenere la biosicurezza.

Ridurre il fastidio eliminando gli adulti

Appare utopistico scongiurare ogni presenza di mosca adulta con la sola lotta larvicida. Si vuole ricordare inoltre, che le specie presenti alle nostre latitudini sono pendolari, in grado con il volo di coprire significative distanze, pertanto, esemplari adulti possono giungere dall’ambiente circostante, richiamate dai microclimi citati all’inizio. Contrapporre validi sistemi di cattura fisica, perdipiù ecologici, consente una neutralizzazione degli adulti in fase migratoria evitando la colonizzazione degli ambienti di stabulazione e fabbricati aggregati. Newpharm® ha sviluppato in anteprima la prima esca attrattiva per la cattura di massa degli adulti di mosche. Tale esca, denominata Flyrex® New, si distingue nettamente da quanto finora proposto dal mercato per efficacia, stabilità e durata.

La registrazione del prodotto, inoltre, assicura una prodotto privo di inquinanti e sostanze chimiche alla luce del fatto che essendo ecologica, può essere tranquillamente riversata nell’ambiente.

All’interno delle strutture, le irrorazioni grossolane di insetticidi attraverso nebulizzatori o i cosiddetti “cannoni” sono fortunatamente bandite. Ciò non significa che non si possono contrapporre efficaci mezzi adulticidi. Tutt’altro. Al fine di tutelare la salute degli animali e la qualità delle loro produzioni, è indispensabile perseguire la strada dei moschicidi. Si tratta di insetticidi particolari, rivolti agli adulti delle mosche, a tutela degli insetti utili e delle specie non bersaglio. Sono costituiti da una sostanza giocoforza “moschicida” e una serie di attrattivi zuccherini particolarmente graditi alle specie di cui sopra in maniera da risultare particolarmente selettivi.

È il caso dell’azamethiphos, molecola moschicida per eccellenza, pietra miliare del “Progetto mosche” Newpharm® da decenni a questa parte, prima sotto il brand Alfacron®, oggi evoluto in Alphi® WG. L’affidabilità della molecola, la sua efficacia, il basso impatto ambientale e la remota possibilità di insorgenza di resistenze ne hanno fatto un simbolo a livello europeo per la gestione delle mosche adulte nei complessi zootecnici.

Per le aziende biologiche?

Con il 2022 il gruppo Newpharm® ha chiuso definitivamente il cerchio nella proposta dei piani di demuscazione con l’acquisizione dell’azienda emiliana Enthomos®, leader nella proposta di insetti predatori o parassitoidi. Si tratta di insetti cosiddetti “utili”, capaci di ritrovare le pupe di mosche a livello della sostanza organica per deporvi all’interno il proprio uovo. Specie totalmente innocue per l’uomo e gli animali allevati, liberate da personale esperto direttamente nelle lettiere e “addestrate” per ricercare rapidamente il loro target: la pupa. Instaurare una popolazione stabile di insetti predatori è alquanto complicato, pertanto le aziende che intendono intraprendere il protocollo ecologico Enthomos® devono rispettare un programma dettagliato, configurato assieme a tecnici esperti in biosicurezza e che consiste in rilasci nell’ambiente, con cadenza precisa, di questi parassitoidi che vengono spediti con corriere espresso direttamente presso l’azienda.


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