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Un corriere particolarmente minaccioso in suinicoltura e come contrastarlo

Con il termine mosche si identificano generalmente un numero piuttosto consistente di insetti fastidiosi, ovunque diffusi e con un rilevante impatto igienico-sanitario. Nelle aziende a indirizzo suinicolo per esempio, il ruolo di vettori subdolamente rivestito da questi insetti, può avere gravissime ripercussioni sulla biosicurezza aziendale. Ad oggi sono note oltre cento patologie propagate dalle mosche con il loro svolazzare ma per rimanere in campo strettamente veterinario, alcuni esperti inseriscono al tragico elenco pure il virus della Peste Suina Africana (PSA).

Al fine di non incombere in problematiche sanitarie inutili, è doveroso attuare in maniera sistematica un congruo piano di demuscazione in tutta l’azienda.

A seconda della tipologia di allevamento e delle condizioni ambientali si possono rilevare diverse specie di mosche. Tuttavia, le più frequenti risultano essere: Musca domestica L., Fannia canicularis L., Muscina stabulans F., Paraleucopis corvina M. e Musca sorbens W. Non sono rari gli attacchi della mosca ematofaga Stomoxys calcitrans L., confusa spesso con la Mosca domestica ma avente apparato boccale di tipo pungente-succhiante, la quale infastidisce l’animale a tal punto da provocare autolesioni.

La mosca comune è caratterizzata da un ciclo di sviluppo rapidissimo che all’optimum di temperatura (30°C) può compiersi in circa una decina di giorni. Su suolo nazionale, benché con diverse influenze, questi insetti compiono dalle 8 alle 15 generazioni all’anno a conferma dello straordinario adattamento al contesto antropizzato. L’attività dei ditteri si concentra principalmente nel periodo primaverile estivo, sebbene sia possibile subire la loro presenza durante tutto l’anno all’interno degli allevamenti a causa delle temperature favorevoli.

Le cause della proliferazione

Quando in allevamento si lamenta una proliferazione di mosche fuori controllo, le cause sono riconducibili a fallanze più o meno marcate del sistema di gestione aziendale, ad esempio:

  • Cattiva gestione dei reflui zootecnici
  • Eccessive deiezioni solide attorno agli animali
  • Scarsa igiene generale degli ambienti
  • Inappropriato uso insetticidi
  • Mancata conoscenza ciclo biologico delle mosche

I principali bersagli di lotta all’interno dei piani di controllo delle mosche sono rappresentati dagli stadi larvali e dall’adulto poiché suscettibili in maniera totale all’azione dei principi attivi moschicidi.

Il cardine della lotta alle mosche: il trattamento larvicida

Valutando in percentuali l’intera popolazione di mosche, lo stadio larvale congiuntamente a uova e pupe, rappresenta la parte preponderante. Ciò suggerisce quanto possano essere decisivi i trattamenti larvicidi per un successo nel controllo delle mosche. Newpharm® forte dell’esperienza maturata sul campo, incentiva gli allevatori all’impiego del larvicida IGR (Insect Growth Regulator) Hoko Ex®.

Hoko Ex® a base di Ciromazina si presta, essendo granulare, ad essere distribuito tal quale oppure previa diluizione in acqua. Si raccomanda in entrambi i casi il trattamento uniforme del substrato organico dove proliferano le larve rappresentato perlopiù da sterco. In particolare, i punti e le aree da trattare sono i perimetri dei paddock e delle cuccette, l’area sottostante agli abbeveratoi, cumuli di deiezione solida negli angoli e ogni punto dei pannelli di grigliato che ospitano deiezioni. La ciromazina, inibisce la crescita e lo sviluppo delle larve interferendo con i processi biochimici di sclerotizzazione e melanizzazione della cuticola. L’ampia residualità del principio attivo (3 settimane) risulta utile nei periodi più caldi dove il ciclo biologico dei ditteri è rapidissimo.

Sicurezza ed efficacia sono gli elementi chiave di Alphi® WG

Lo stadio adulto delle mosche, che rappresenta la percentuale inferiore al 20% dell’intera popolazione, può essere facilmente eliminato attraverso applicazioni razionali del moschicida Alphi® WG.

Quest’ultimo, sviluppato sull’ingrediente attivo Azamethiphos in granuli idrodispersibili, rappresenta l’adulticida ad ampia residualità efficace contro tutte le tipologie di mosche (comprese le pungenti) e mosconi negli ambienti zootecnici di stabulazione.

Benché la sostanza attiva non abbia bisogno di presentazioni, Alphi® WG si vanta di una formulazione innovativa che consente il totale controllo non solo dei Ditteri molesti ma anche insetti striscianti del calibro di scarafaggi particolarmente frequenti nelle porcilaie.

L’elevata residualità che contraddistingue Alphi® WG, lo rende un moschicida flessibile e adatto a qualunque indirizzo zootecnico, capace di soddisfare le esigenze sia degli allevatori, che di quanti necessitano di ambienti sani e privi di infestanti.

Alphi® WG prima di essere nebulizzato sulle superfici ad alta densità di mosche possibilmente non assorbenti, dev’essere diluito in acqua sottostando ad un preciso rapporto. Come alternativa, lo stesso Kg di Alphi® WG può essere energicamente mescolato in acqua per essere pennellato sugli appositi pannelli cromatici Newpharm®. L’azione neurotossica su mosche e artropodi striscianti avviene già al minimo contatto o a seguito della suzione del prodotto, reso appetibile dagli attrattivi alimentari inseriti in formulazione.


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