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I muscidi, la piaga ciclica per gli allevamenti zootecnici.

Anno dopo anno, durante i mesi più caldi i locali di stabulazione vengono popolati dalle fastidiose mosche: gli insetti più diffusi al mondo (Noorman, 2011). Oltre a recare stress ai soggetti allevati e all’allevatore, la presenza incontrollata di questi Ditteri si riflette negativamente sui parametri igienico-sanitari dell’azienda (Issa, 2019).

Sotto il generico nome di “mosche”, in un sistema zootecnico, trovano le condizioni per lo sviluppo numerose specie ciascuna caratterizzata da comportamenti e abitudini peculiari. Le più frequenti, tuttavia, appartengono a due schieramenti ben noti all’allevatore: le mosche lambitrici e le mosche pungenti. Mentre le prime rappresentano perlopiù un elemento di fastidio (mosca domestica), le seconde possono veicolare con maggiore incidenza agenti patogeni in quanto ematofaghe. Alla luce dei substrati che frequentano, materiale fecale in primis, veicolano batteri (coliformi, Moraxella bovis, mastitogeni), uova di elminti, cisti di protozoi (Adenusi e Adewoga, 2013).

Tra le mosche pungenti, le due specie maggiormente frequenti risultano essere la mosca cavallina Stomoxys calcitrans e la mosca delle corna Haematobia irritans. Ambedue trascorrono gran parte del loro tempo sull’animale, in particolare sugli arti, sulle corna e sulla mammella. Ridondante sottolineare il fastidio arrecato all’animale, benché siano le punture di suzione ad elevare i rischi di indebolimento della biosicurezza. Non passa certo in secondo piano il fattore “stress”. Il continuo aderire delle mosche su varie parti anatomiche dei bovini è spesso causa di tensioni fisiologiche con ripercussioni tangibili sulle prestazioni: accrescimento ridotto, indice di conversione alterato, produzioni di latte ridotte, comportamenti anormali (Bruce, 1947; Decker, 1958).

Piani di controllo delle specie muscine sono imprescindibili per salvaguardare la biosicurezza (e quindi la produttività) e il benessere animale. Diversi esperti sono comuni nell’affermare che un piano efficiente ed efficace dei muscidi in una stalla dedita alla produzione di latte, contribuisce ad un incremento della produttività del 10-20% senza aumentare l’energia somministrata attraverso la razione alimentare. Conferme arrivano pure dalla bibliografia, sia recente che datata, segno che l’intimo legame tra muscidi e zootecnia merita costante dedizione (Bruce e Decker, 1958).

Un piano efficace di controllo delle mosche in stalla coinvolge di fatto due dei loro quattro stadi di sviluppo: lo stadio larvale e l’adulto.

Valutando la popolazione di mosche nel suo complesso, le larve rappresentano una porzione particolarmente consistente, suggerendo la centralità di queste ultime nel piano di demuscazione. Hoko Ex rappresenta il riferimento per la lotta contro le larve. Materialmente parlando, si tratta di un granulo idrosolubile a base di ciromazina concentrata al 2%. Le larve colonizzano elettivamente il materiale fecale escluso dal calpestio animale o non asportato dai sistemi meccanici per la pulizia. In tali giacigli organici, Hoko Ex interferisce rapidamente con lo sviluppo delle larve, evitando la loro evoluzione in mosche adulte.

Per questa fase cruciale l’allevatore, a seconda della pavimentazione dei locali di stabulazione (lettiera permanente, cuccette con raschiatore, grigliati), ha facoltà di distribuire il larvicida tale e quale oppure previa diluizione in acqua per essere applicato attraverso innaffiatoi o pompe manuali.

Newpharm consiglia un impiego tale e quale di Hoko Ex in presenza di substrato umido come, ad esempio, al di sotto dei grigliati o in vitellaia, mentre servendosi di pompe manuali in situazioni di lettiera permanente e nei depositi di letame stanziali nelle stalle da latte. I trattamenti inizieranno con i primi tepori primaverili e si protrarranno stando alle indicazioni di etichetta sino all’autunno inoltrato.

Il piano di controllo delle mosche procede con la lotta adulticida. Essendo le mosche tra gli animali più prolifici sulla terra, è pressoché impossibile neutralizzare tutte le larve al suolo. Inoltre, la mosca adulta è un insetto pendolare, capace quindi di coprire attraverso il volo consistenti distanze (Giangaspero, 1997). Alphi WG è il moschicida in granuli idrodispersibili, specificatamente rivolto contro gli adulti di mosca.

La sostanza attiva Azametifos (10%) alla base del prodotto rappresenta un punto fermo da anni nei protocolli anti-mosche. Attivo sull’insetto sia per contatto che per ingestione, consente il controllo di tutte le specie interessanti per la zootecnia. Corroborato da attrattivi alimentari, Alphi WG è l’unico moschicida applicabile in presenza di animali, nonché in ambienti civili. L’allevatore anche in questo caso, potrà scegliere come applicare il moschicida. A seconda della preparazione, infatti, Alphi WG può essere pennellato su superfici non assorbenti oppure su appositi pannelli gialli che verranno affissi alle pareti. L’uso dei pannelli plastici risulta particolarmente utile in sala di mungitura dove le pulizie con acqua, molto frequenti, rischierebbero di coinvolgere le superfici trattate. Per procedere con tale applicazione è sufficiente diluire in acqua Alphi WG in rapporto 1:1 (1Kg in 1lt d’acqua). Viceversa, in zone ad elevata frequenza di adulti è possibile nebulizzare il prodotto previa diluizione in acqua su porzioni più estese di superficie. Le applicazioni si susseguono ogni 10-15 giorni nei mesi estivi, al fine di affrancare la mandria dal fardello delle mosche e porre l’allevamento sotto l’usbergo della biosicurezza.

Speciale TRAPPOLE DI CATTURA

Gli strali dell’Unione Europea contro l’incondizionato uso di farmaci (soprattutto antibiotici) impongono alla filiera zootecnica, l’aumento delle misure di profilassi sia diretta che indiretta. Un adeguato livello di biosicurezza consente non solo di prevenire l’intrusione di agenti patogeni ma evita, attraverso la demuscazione, che questi circolino all’interno dell’allevamento. Prevenzione insomma.

Prevenire è sempre stato più economico che curare. Tale assioma non dev’essere considerato una coercizione normativa bensì un’opportunità per massimizzare la redditività da parte del moderno e attento allevatore. Oltretutto l’opera di contenimento delle mosche nelle aziende zootecniche, può servirsi oggigiorno di nuovi sistemi di cattura fisica, per di Newpharm è tra le prime aziende ad aver sviluppato un’esca ecologica per la cattura massiva dei “caliptrati” (Ditteri parassiti). Denominata Flyrex New, l’esca soddisfa i canoni della “biocidi” come PT19, asserente quindi ai “Repellenti e attrattivi” per il controllo di animali nocivi più ecologici.

Flyrex New è un nuovo concetto d’esca privo di additivi chimici che permette di creare artificialmente dei punti di forte aggregazione per le mosche appartenenti alle più diverse specie. L’esca simula dei poli organici fermentanti e si avvale di trappole monouso, quali le Flyrex New Flybag, oppure riutilizzabili come i secchi Flyrex New Trappola. Entrambe, trovano collocazione all’esterno delle stalle e sono realizzate con l’intento di convogliare all’interno gli insetti attraverso coni unidirezionali. Avviate le catture, s’innesca un meccanismo in continuum che porta alla cattura senza interruzione delle mosche adulte.

Generalmente Flyrex New persiste per un mese, ma non sono rari i casi in cui si debba ripristinare anzitempo l’esca poiché la trappola risulta completamente satura di insetti. Appare evidente come questi sistemi di cattura fisica debbano sottostare a determinati criteri, taluni logici. Già in concomitanza agli interventi larvicidi di marzo e aprile, può essere opportuno installare le prime trappole in prossimità dei locali di stabulazione, mentre con l’aumento progressivo delle temperature, sarà utile allontanare le trappole dalla stretta prossimità degli edifici con lo scopo di realizzare una cintura protettiva attorno al complesso aziendale.


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